Il 25 aprile 2015, a Berlino, nelle sale del prestigioso e dinamico “Plus Berlin”, è stata allestita una personale di pittura dell’artista Gabriella Ventavoli, esponendo una panoramica di sue opere ispirate alla natura, e ai vari aspetti della realtà trasfigurati attraverso un’acuta sensibilità.
Il grande e poderoso edificio neogotico del “PLUS BERLIN”, già sede di una famosa scuola tedesca di design, attualmente punto di ritrovo di giovani di tutto il mondo con una presenza costante di artisti emergenti.
Sicché agli elementi di una natura simbolicamente archetipica - quali quelli che Gabriella Ventavoli ci conferma pittoricamente - si sovrappongono altri elementi costitutivi essenziali, quali il tentativo ordinatore dell’uomo, la violenza della società industriale e post-industriale, il preludio dell’era tecnologica. Ecco perché Gabriella Ventavoli ha sentito il bisogno di declinare le “laudi del cielo della terra e del mare e altre storie”, un lungo racconto profondo e consapevole, che dovrà servire e contribuire a formare in ognuno di noi una cultura dell’ambiente.
Nei teleri segnali, sogni, realtà, tutto corre fra pennellate e colori, tra razionalità e irrazionalità, tutto é limpido e magico, d’una magia che non é cieca e sregolata, e si sposa con una sorvegliata disciplina del segno e dell’esperienza, sicché pittura, forma e geometria coincidono con il clima delle cose.
Di grande forza nell’arte di Gabriella Ventavoli il tema del mare, e non da meno l’albero, l’albero terrestre scandito nel paesaggio; é allora una metafora singolarmente autobiografica a prendere quota sulle tele: la figura dell’albero che può anche crollare fa venire a mente i versi del pittore Virgilio Guidi “ho visto in sogno la natura/atterrita/massacrato il suo volto verde;/ ho visto fuggire i monti,/e oscurarsi la luce,/ e inquinarsi le acque”.
Cielo e terra, puro e impuro, respiro e anima, pieno e vuoto, la Ventavoli riesce a scavare come pochi i misteri delle lande terrestri, ma nel reale sono contenuti anche i segreti delle costellazioni, i misteri della notte, e splendide e irraggianti geometrie si annunciano nei profili delle campagne e dei paesi, nelle presenze animali e dell’uomo.
La pittrice interpella i poteri ultimi del segno e li sonda fino al limite di rottura dei simboli. A tanta altezza - o profondità - prende forma un paesaggio astrale, una visione di pura intensità e vibrazione. Scriveva Kokoschka nel saggio “sulla natura delle visioni”: “L’immaginazione è natura, visione, é vita.”
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Opere esposte









